John Abercrombie
chitarra


Nato nel 1944 a Port Chester, NY, John Abercrombie è cresciuto a Greenwich, Connecticut, e ha iniziato a suonare la chitarra all'età di quattordici anni, studiando in seguito presso il Berklee College of Music di Boston. In quel periodo viene scritturato dall'organista Johnny Hammond, con cui effettua dei tours di alcune settimane, esibendosi tra l'altro al Count Basie's Lounge e al Club Baron a Harlem. Nello stesso periodo conosce i fratelli Brecker, che all'epoca stavano formando il gruppo Dreams, e viene da loro invitato a unirsi a quella formazione, con cui Abercrombie partecipa all'incisione dell'album d'esordio per la Columbia. Nel 1969, dopo il diploma al Berklee College, Abercrombie decide di trasferirsi a New York, dove nel giro di pochi anni diviene uno dei musicisti più richiesti, incidendo con molti artisti tra cui Gil Evans, Gato Barbieri e Barry Miles, e entrando a far parte del gruppo di Chico Hamilton.
 
Collabora inoltre con Billy Cobham, nel cui gruppo si ritrova nuovamente insieme con i fratelli Brecker, prendendo parte all'incisione di tre albums, "Crosswinds", "Total Eclipse" e "Shabazz", che riscuotono un grande successo mondiale portando la band a esibirsi in tutto il mondo in grandi spazi, a volte condividendo il programma con star del rock come i Doobie Brothers. Poco dopo, durante la sua partecipazione al festival di Montreaux, Abercrombie conosce Manfred Eicher, che gli propone di incidere un disco per la ECM.
Il risultato sarà l'album "Timeless", che vede la partecipazione di Jan Hammer e Jack DeJohnette, un lavoro di grande successo di critica e pubblico, cui segue alla fine del 1975 l'album "Gateway", lavoro che segna l'inizio della collaborazione di Abercrombie con Dave Holland e Jack DeJohnette. Un secondo lavoro di questa band uscirà nel 1978. Nel 1979, Abercrombie forma un proprio quartetto comprendente Richie Beirach, George Mraz e Peter Donald, con cui realizza tre lavori discografici: "Arcade", "Abercrombie Quartet" e "M".
 
Oltre che alla testa di proprie formazioni John Abercrombie ha inciso numerosi dischi per la ECM collaborando con altri artisti. Tra questi lavori le incisioni le più significative sono senz'altro quelle con Jack DeJohnette, Abercrombie ha preso parte a tutti i lavori delle bands Directions e Now Directions del grande batterista, e quelle con Ralph Towner, insieme al quale ha firmato due albums, "Sargasso Sea" nel 1976 e "Five Years Later" nel 1982. Inoltre il trio con cui si è esibito per diversi anni, comprendente Mark Johnson e Peter Erskine, è protagonista di incisioni quali "Current Events", "Getting There" che vede la partecipazione di Michael Brecker, ospite frequente della band, e "John Abercrombie/Marc Johnson/Peter Erskine".
In "Current Events", pubblicato nel 1988, Abercrombie ha usato per la prima volta su disco la chitarra synth, mentre "John Abercrombie/Marc Johnson/Peter Erskine", pubblicato nel 1989 e registrato a Boston il 21 aprile 1988, documenta il trio dal vivo presentando il repertorio messo a punto in quattro anni di attività, tra cui alcuni standards spesso associati con Bill Evans, che ricevono delle riletture sfolgoranti. Nel 1990 viene pubblicato "Animato", un lavoro in cui Abercrombie collabora con Vince Mendoza e Jon Christensen presentando otto proprie composizioni originali.
Dall'incisione nel 1992 di "While We're Young", con Dan Wall e Adam Nussbaum, Abercrombie ha continuato inoltre la propria personale esplorazione di uno dei formati strumentali più classici, il trio chitarra, hammond e batteria, che è stato anche uno dei più da lui frequentati negli anni trascorsi a Boston, di cui i cd "Speak of the Devil" nel 1993 e "Tactics" nel 1997 ne documentano l'evoluzione.
Nella recente incisione "Open Land", il trio ospita Mark Feldman, Kenny Wheeler e Joe Lovano. Tuttora uno dei più significativi chitarristi jazz attivi sulla scena, in possesso di voce e personalità uniche, da diversi decenni Abercrombie è un artista che è riuscito a coniugare l'evoluzione delle tecniche sonore e strumentali con il significato autentico dell'espressione jazzistica, da lui attraversata con consumata sapienza strumentale ed espressiva in una moltitudine di collaborazioni e di proprie formazioni, producendo costantemente esiti di assoluta eccellenza.



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